Anche i più piccoli in spiaggia

Portare un bambino piccolo in spiaggia, soprattutto se è la prima volta, presenta alcuni rischi, ma anche molti vantaggi per la sua salute.

Anche i più piccoli in spiaggia



Proprio dal Sole giungono i maggiori vantaggi per la salute del bambino, dato che l’esposizione (moderata) ai suoi raggi consente di trasformare tutta la vitamina d assorbita durante l’anno in calcitiriolo, con conseguente vantaggio immediato per lo sviluppo della struttura ossea del bimbo e riduzione del rischio legato a microtraumi e fratture di varia natura.

Per via della sua conformazione sabbiosa, la spiaggia consente inoltre di migliorare le facoltà motorie del bimbo, ponendolo a contatto con un terreno in cui la superficie si modella sulla base della struttura anatomica del piedino, andando a migliorare la sua postura, in caso stia muovendo i suoi primi passi e la sicurezza nelle sue abilità, dal momento che un’eventuale caduta risulterà inevitabilmente ammortizzata e priva di conseguenze.

Infine, la possibilità di manipolare a proprio piacimento il fondo sabbioso consente al bimbo di sviluppare la sua creatività, mostrandogli un aspetto inedito del mondo e ponendolo su un piano di gioco all’interno del quale nulla si infrange o va in frantumi, ma tutto può essere modellato, bagnato, disfatto e nuovamente ricostruito per un numero infinito di volte.

Benché meno marcato di quanto una letteratura allarmistica vorrebbe fare credere, dato che nei bambini abbonda la produzione di melanina, il rischio legato a scottature e piccole ustioni è comunque ben presente su una spiaggia, ma è possibile ridurlo al minimo mediante qualche piccolo accorgimento legato alla posizione del bimbo, alle ore relative all’esposizione, all’impiego di un’adeguata protezione solare e ad un vestiario consono, dato che un bimbo piccolo non è un culturista e non si trova per tanto a necessitare di un’abbronzatura integrale da esibire in palestra al ritorno dalle ferie.

Molto importante, inoltre, impedire che il sole batta dritto sulla testolina del bimbo e dia adito al rischio di insolazione.

Anche la sabbia può rappresentare un’insidia, soprattutto se il bimbo si trova collocato in quella fascia di età inferiore ai 18 mesi in cui l’esperienza orale rappresenta ancora la chiave d’accesso privilegiata al mondo circostante e può accadere che il bimbo decida di assaggiare quella minuscola polverina tanto carina che sorregge così allegramente i suoi passi da trovarsi ad essere senza dubbio squisita.

Per loro naturale conformazione e in virtù di un istinto primordiale che riporta al grembo materno, i bambini potrebbero e dovrebbero entrare in acqua senza alcun problemi, ma può accadere che il mix di novità non venga percepito con favore dal piccolo, il quale, dopo essersi abituato alla conformazione della spiaggia, non ha nessuna intenzione di adattarsi ad una nuova superficie e di bagnare i piedini tra quelle onde che scorrono avanti e indietro.

Se dunque il piccolo dovesse ritirare la gambina al contatto con l’acqua marina o mostrare di non gradire il nuovo gioco, non vi è ragione alcuna per sollecitarlo o forzarlo ed è meglio che continui a prendere confidenza con la spiaggia piuttosto che provocargli un micro-trauma destinato a rovinargli (e a rovinarvi) la giornata al mare.

Buone vacanze a tutta la famiglia..