Disturbi alimentari: consigli per genitori

I genitori hanno un ruolo determinante nelle scelte alimentari dei figli.

Disturbi alimentari: consigli per genitori

In adolescenza, infatti, il cibo può diventare uno strumento con cui i ragazzi segnalano disagi, proteste e insoddisfazioni.

1. Incoraggialo
Un genitore deve accudire, proteggere e incoraggiare il figlio, adeguando i comportamenti alle fasi della crescita: «Dire “Sei forte, bravo, puoi farcela da solo” è uno stimolo, ma rivolgersi a un bambino con frasi come “Non si piange! Vergognati, alla tua età” può essere frustrante», chiarisce la dottoressa.

2. Spingilo a esplorare il mondo
Mamma e papà hanno il compito di lasciar esplorare il mondo ai figli, senza colpevolizzarli per il minor tempo passato in famiglia. La porta di casa, per loro, deve essere sempre aperta: hanno bisogno di sapere che in qualunque momento voi ci sarete. «Rivolgetevi ai ragazzi con frasi come “Divertiti e passa un bel periodo con i tuoi amici”. No ad atteggiamenti che colpevolizzano e ad affermazioni tipo “Ma come, ci lasci qui da soli?

3. Rispetta il suo e il tuo ruolo
Un rapporto sano genitori-figli si nutre della “giusta distanza”. «Non ponetevi come migliori amici dei vostri ragazzi, ma non siate neppure i giudici del loro comportamento. In entrambi i casi si creerebbe un clima di scarsa fiducia», consiglia la dottoressa Bertelli.

4. Alimenta la sua autostima
Non sempre il progetto di vita che i genitori hanno per i figli coincide con quello dei ragazzi: «Ma i figli non sono prolungamenti di sé, sono individui con intenzioni e desideri da rispettare», spiega la psichiatra. «Questo vuol dire non rivolgersi mai a un adolescente con frasi del tipo “So io cosa è meglio per te, visto che ho molti anni in più”».

5. Rendilo autonomo
«È importante promuovere la fiducia nella propria capacità di camminare da soli. “Coraggio! Puoi farcela, crediamo in te e potrai sempre chiedere il nostro aiuto se ne sentirai il bisogno” è il modo giusto per parlare a un figlio. No ad atteggiamenti iperprotettivi, sostenuti da frasi come Meno male che ci siamo noi, da solo non ce la potevi fare”, o di eccessiva spinta, per esempio “Non fare la mammona, ormai sei grande!”».

6. Affronta con lui le difficoltà
Evitare di sciogliere nodi o far finta di non vedere un disagio può essere comodo sul momento, ma alla lunga fa danni. «Create le condizioni affinché il malessere possa essere espresso: le tensioni sono parte del quotidiano e non devono essere schivate. Ma, nel farlo, non lanciate accuse e non esprimete risentimenti, magari per cercare di suscitare sensi di colpa. La strada migliore è sempre quella del dialogo. Le frasi che fanno breccia? “Capisco che tu sia triste/arrabbiato, possiamo parlarne, se vuoi”»

7. Ascoltalo in modo consapevole
«Un figlio che, a fatica, sta cercando di esprimere il proprio disagio, di qualunque natura esso sia, si aspetta di sentirsi dire dai genitori “Ci dispiace molto che tu stia male, dacci la possibilità di aiutarti e aiutaci a capire come possiamo farlo” e non “Perché ci fai questo?”, oppure “Io e papà siamo stanchi, non è il momento per venirtene fuori con certe cose!”», osserva l’esperta. La strada migliore è mettersi in ascolto, provare a capire e a guardare le cose dal suo punto di vista, senza per questo perdere la lucidità necessaria per esprimere il proprio.

8. Non fare commenti sul corpo
Il problema del rapporto con il proprio corpo riguarda soprattutto le ragazze: pubblicità e giornali rimandano l’immagine di silhouette perfette, che alimentano l’ossessione per la linea. «In famiglia, invece, questi aspetti dovrebbero essere il più possibile “normalizzati”», puntualizza la psichiatra.
In che modo? Evitando di mostrare eccessiva attenzione per l’aspetto esteriore, di fare paragoni o commenti negativi su un corpo che, per natura, si sta sviluppando e modificando: «I genitori devono osservare delicatamente questo cambiamento ed essere pronti a rinforzare il valore personale della ragazza, a prescindere dall'aspetto fisico.
Vanno bene frasi come “Non c’è un corpo giusto o uno sbagliato” oppure “Come stai bene oggi!” e non “Ehi, sei diventata cicciottella” oppure “Certo che quella tua amica, così bella magra, fa proprio una gran figura!”».

9. Guarda il tuo piatto, non il suo
Quando il rapporto con il cibo diventa patologico, è necessario non rinforzare l’ossessione per l’alimentazione: «A tavola, evitate ogni commento su quello che state mangiando. Ognuno deve concentrarsi sul proprio piatto e parlare d’altro.
E, se proprio non riuscite a trattenervi, dite “Può farti male un altro pezzo di torta, tienilo per domani così lo gusterai di più”, invece di “Se vai avanti ad abbuffarti così, farai la fine di tua zia…”»

10. Cerca soluzioni empatiche
«Un disturbo alimentare non dipende né dalla volontà né dall'intelligenza. Ecco perché è importante che la famiglia affronti il problema e si rivolga all'adolescente in difficoltà dicendogli “Vorremmo trovare con te ll modo più adatto affinché ti senta meglio”, anziché “Basterebbe un piccolo sforzo per riprendere a mangiare” oppure “Non capisco come una ragazza così intelligente si possa comportare in questo modo”», conclude l’esperta..