Ecografia fetale sconsigliata se troppo precoce

Le nuove linee guida elaborate dal Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, sconsigliano in mancanza di ragioni mediche, di effettuare esami ecografici prima della 10° settimana di gestazione.

Ecografia fetale sconsigliata se troppo precoce

Gli ultrasuoni utilizzati durante l'esame potrebbero, infatti, esporre il nascituro a rischi sconosciuti.

L'ecografia ostetrica di primo livello è considerato un esame fondamentale da parte di ostetrici e ginecologi, perché consente di individuare eventuali patologie, misurare le dimensioni del feto per individuare il presunto giorno del parto, identificare alcune malformazioni e le anomalie della crescita intrauterina.

Tuttavia, gli esperti britannici criticano l'abitudine, diffusa tra diverse cliniche, di effettuare le ecografie già a partire dalle 6 settimane e la tendenza di alcune coppie a “collezionare” le immagini ecografiche come souvenir del periodo gestazionale. Si tratta di un comportamento che potrebbe mettere a rischio il nascituro. Il feto potrebbe essere danneggiato dal leggero effetto di riscaldamento termico prodotto dagli ultrasuoni, che dopo le 10 settimane di gravidanza viene invece dissipato dalla placenta.

In Italia non esiste un protocollo condiviso: in alcune regioni la prima ecografia può essere effettuata a partire dall'8° settimana, in altre dalla 10°. L'Agenas, tuttavia, nel documento: “Diagnosi prenatale ed ecografia in gravidanza. Linee guida nazionali di riferimento”, precisa che è sconsigliato l'utilizzo del color-doppler e del doppler pulsato per la rilevazione cardiaca embrionale prima della 10° settimana.

“L'ecografia fetale è una risorsa fondamentale per individuare i possibile rischi cui potrebbe essere esposto l'embrione – spiega Christoph Lees, esperto in medicina fetale al College di Londra e principale autore delle linee guida. Tuttavia, l'ecografia viene sempre più utilizzata senza evidente giustificazione medica, e dobbiamo essere consapevoli della possibilità di sottili effetti negativi a lungo termine, soprattutto nelle prime settimane di gestazione, quando l'embrione è potenzialmente più vulnerabile”..