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Il caffè decaffeinato fa male?

Il caffè decaffeinato per legge deve contenere meno dello 0,1% di caffeina, vale a dire circa 3 mg a tazzina, contro i 75 mg contenuti in un espresso della varietà Arabica (povera di caffeina per natura), i circa 100 mg forniti da una tazzina di miscela Robusta e i ben 150 mg di un caffè lungo in tazza.

Il caffè decaffeinato fa male?



Le teorie secondo le quali il caffè decaffeinato faccia male puntano l’indice soprattutto contro questo metodo, essendo il diclorometano ritenuto cancerogeno per l’uomo.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) fissa entro i 400 milligrammi giornalieri la dose di caffeina non dannosa per gli individui sani. Si tratta di una quantità che corrisponde indicativamente a 4-5 tazzine di espresso. Anche se il caffè decaffeinato non fa male, l’uso della bevanda non deve essere esagerato.

Parlando di rischi per la salute il focus va fatto sulla formazione di acrilammide: la torrefazione del caffè origina una serie di prodotti della carbonizzazione che, in eccesso, possono nuocere alla salute. Lo stesso metodo che permette al caffè di guadagnare profumi e sapori, alla base dei quali ci sono le reazioni di Maillard, è responsabile dell’accumulo di composti indesiderati. Il più abbondante e temuto è senz’altro l’acrilammide.

Questa ammide dell’acido acrilico si forma durante i trattamenti termici eccessivamente intensi e prolungati (si può formare anche con la frittura, durante a cottura del pane o con la cottura alla griglia)..

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