La neofobia alimentare, cos'è e come si supera

Il bambino fa i capricci a tavola? Vuole solo pasta in bianco o spaghetti al sugo e se vede un cibo nuovo strilla e mette il muso? Bene (anzi, male): avete a che fare con la neofobia, cioè il rifiuto di assaggiare nuovi cibi.

La neofobia alimentare, cos'è e come si supera

La notizia positiva è che è piuttosto diffusa nei bambini, ma, soprattutto, che si può superare.

La neofobia ha un’origine genetica determinata dall’evoluzione della specie. La specie umana, come altre specie animali, è composta da neofobici e neofilici: i primi non moriranno mai avvelenati, ma di fame sì; i neofilici, che invece apprezzano le novità, possono morire avvelenati, ma non di fame.

Ci sono però periodi della vita in cui la neofobia è fisiologica: tra i 2-3 anni e intorno alla pubertà, ovvero quando il bambino prima e l’adolescente dopo iniziano ad affermare la loro autonomia. Sono periodi passeggeri, il problema è far sì che non si prolunghino troppo. Cosa devono fare i genitori se il bambino rifiuta il cibo? Forzarlo o assecondarlo?

Se il bambino non vuole mangiare non vanno proposte alternative, perché sono atteggiamenti come questi che possono far perdurare i comportamenti di rifiuto. D’altra parte, non succede nulla se il bambino salta un pasto. Attenzione però, perché non vanno neanche bene i metodi dei nonni, tipo riproporre lo stesso piatto per giorni finché il bambino non cede: sarebbe un’imposizione diseducativa.

L’unica cosa che funziona per superare la neofobia è riproporre i cibi rifiutati come se niente fosse. Normalmente ci vogliono dalle 10 alle 15 riproposizioni, che non devono essere continuative e quotidiane, ma neanche distribuite in un arco di tempo troppo lungo. Riproporre lo stesso cibo cambiando ricetta può essere utile per avvicinare il bambino a un gusto nuovo, però non è detto che quel cibo piaccia poi sempre, perché ogni preparazione è un caso a sé.

I risultati non sono quasi mai immediati: i genitori non devono lasciarsi prendere dalla frustrazione né devono mettersi sullo stesso piano del bambino, perché altrimenti diventa una guerra in cui, come Davide contro Golia, quello che vince è proprio il bambino. Nei casi in cui la neofobia continua nel tempo, un bambino di 4-5 anni può essere coinvolto nel fare la spesa o in cucina, per esempio in attività che possono essere per lui divertenti, come lavare le verdure giocando con l’acqua oppure infarinare e impastare. .