Lasciamo che i nostri figli vivano la loro vita

Quando proiettiamo sui nostri figli, senza accorgercene, la nostra "smania" segreta di affermazione e di competizione, stiamo puntando su di loro come fossero "estensioni di noi stessi".

Lasciamo che i nostri figli vivano la loro vita

E loro, fin da piccoli, sentono di essere investiti di questo compito, che influenza il loro modo di percepirsi e di stare nella realtà.

Scegliamo per loro la scuola migliore, gli insegnanti più consigliati, lo sport giusto e mentre facciamo tutto questo per il loro bene, intimamente sentiamo che fa bene anche a noi, perché è come se fosse una parte di noi a farlo.

Il primo aspetto ad andarci di mezzo è l’autostima: il bambino sente che, in tutto quel che fa (e quindi in quel che è), deve essere "di più". Più di cosa? Non si sa bene, ma è certo che la sua espressione di sé, così com'è "al naturale", non basta. Deve "migliorarsi", "dimostrare", "sfondare". Il suo agire nella realtà cioè non è libero, ma dipende da una richiesta. Non può lasciare che sia sé stesso, ma "deve essere".

La continua richiesta di seguire obiettivi che sono i nostri e non i suoi, gli impedisce di capire quali sono i propri desideri, bisogni e obiettivi. Migliorarsi come genitori significa diventare persone più sane e più vere. Si può giocare a competere, fare gare per divertirsi, ma senza smanie e, soprattutto, senza influenzare la vita dei figli.

Nel bambino lo spirito competitivo è già presente per natura ed è funzionale allo sviluppo psicologico. Lasciamoglielo perciò vivere per come gli viene spontaneo, con la libertà di vincere o di perdere. Non potenziamo con le nostre aspettative ciò che ha già una sua forza, perché lo snaturiamo e disturbiamo la costruzione della sua personalità.

Infine teniamo sempre presente che nostro figlio non è un’estensione di noi, ma un’altra persona. Se abbiamo bisogno di gratifiche, di riscatti o di rivalse, cerchiamole nella nostra vita, non nella sua. I suoi successi o sconfitte sono suoi, non nostri. E comunque non diamogli un esempio troppo competitivo: o ci imiterà o si sentirà inadeguato.

Molto meglio stimolarlo a fare le cose bene e con passione, e incoraggiarlo, senza mostrarsi delusi, anche di fronte a un cattivo risultato, cercando di capire insieme gli errori..