L'interrogatorio shock a Luca Traini: video

«Non rinnego niente di quello che ho fatto.

Io volevo colpire chi spaccia, come quello che ha venduto la droga a Pamela. Non è colpa mia poi se a Macerata tutti gli spacciatori sono neri». Sono passati tre mesi da quella mattina, da quando Luca Traini ha tenuto in ostaggio per circa tre ore il capoluogo marchigiano, sparando dal finestrino una raffica di proiettili verso le persone di colore che incontrava per le strade della città.

Domani, davanti alla Corte d'assise del Tribunale di Macerata inizierà il processo che vede imputato il 28enne di Tolentino per strage, tentato omicidio plurimo, porto illegale di pistola e munizioni, esplosione pericolosa in aria di colpi di arma da fuoco e danneggiamento: tutti reati aggravati «dall'aver commesso il fatto per ragioni di odio razziale».

Traini ha cercato di «smontare» proprio questa aggravante.

Con un ragionamento deduttivo ha voluto dimostrare che non è stato l'odio per le persone di colore ad armare la sua mano, ma l'odio per chi vende stupefacenti rovinando la vita ai giovani, fino alle estreme conseguenze che hanno portato all'omicidio di Pamela Mastropietro.

«Il mio non è stato un raid prettamente razziale. Non è che ho attaccato tutti i neri. Sconvolto dalla notizia del massacro di Pamela, ho rivolto la mia attenzione agli spacciatori. Se fossi stato spinto dall'odio razziale avrei colpito anche i negozi degli africani. Se poi tutti gli spacciatori sono neri, almeno a Macerata, quella è un'altra questione».

E' vero, però, che non tutte le persone di colore che vivono a Macerata sono spacciatori. E difatti, le vittime che ha ferito non hanno a che fare con lo spaccio. «Non rinnego niente di quello che ho fatto. Mi dispiace solo per la ragazza di colore. Io volevo colpire solo maschi dell'età dello spacciatore presunto uccisore di Pamela», ha spiegato il giovane di estrema destra.

Durante l'interrogatorio ha precisato di essersi «estremizzato» nel 2015, a causa dell'arrivo massiccio di immigrati in Italia e per la gestione fallimentare delle politiche del lavoro:

Luca è stato vittima di bulli. «È iniziato tutto quando avevo 14 anni, a scuola. Mi incisi il numero 1 sulla mano con il portachiavi del motorino. Poi ci sono stati anni di silenzio e di emarginazione. Pesavo 116 chili a 16 anni. Ero preso di mira verbalmente dai bulli. Quindi avevo questo odio represso dentro, non dico per la società, ma per chi non mi accettava».

Ecco il video di una parte dell'interrogatorio, firmato IlTempo Tv..