Lo smog rallenta il cervello dei più piccoli

Un fastidio per tutti, ma un rischio concreto soprattutto per i più piccoli.

Lo smog rallenta il cervello dei più piccoli

L'inquinamento sembra avere un effetto negativo anche sul cervello, e in particolare su quello dei bambini. Lo dice uno studio pubblicato su Jama Psychiatry da un team dell'Università del Montana diretto dalla prof.ssa Lilian Calderón-Garcidueñas.

I responsabili sarebbero alcuni idrocarburi come il benzopirene e le polveri ultrasottili che riescono a penetrare nel flusso sanguigno e nel cervello, creando una condizione tossica per i neuroni.

Un aspetto ancora più preoccupante è che l'inquinamento atmosferico produce effetti negativi sui bambini già quando si trovano nella pancia della mamma. Secondo una ricerca europea condotta su oltre 74mila donne incinte e pubblicata su The Lancet Respiratory Medicine, l'esposizione ad agenti inquinanti durante la gravidanza aumenta in maniera significativa il rischio di il rischio di ritardo nella crescita fetale, anche quando il livello di smog è inferiore a quello consentito dalla normativa europea.

Ma lo smog continua a produrre effetti nocivi sui bambini anche dopo la nascita, influendo in particolare sullo sviluppo dei polmoni, in modo tale che all'età di 18 anni si può verificare un deficit polmonare che può accrescere il rischio di malattie respiratorie; in sostanza i polmoni non funzioneranno mai più a pieno regime.

Il meccanismo secondo il quale le particelle inquinanti agiscono potrebbe essere quello dell'infiammazione da esse provocata, che innesca probabilmente un processo che ritarda lo sviluppo normale dei polmoni.

A sostenerlo è uno studio pubblicato su The New England Journal of Medicine. Il dottor Gauderman ha preso in esame 1.759 bambini residenti in 12 sobborghi di Los Angeles. Per otto anni ha tenuto d'occhio lo sviluppo dei polmoni di questi bambini e la quantità di smog in queste zone.

È stato osservato che coloro che hanno passato gli anni dell'adolescenza nelle zone più inquinate avevano quasi cinque volte la probabilità di avere una funzione polmonare molto bassa: circa l'80% della funzione polmonare normale per la loro età. Una ridotta funzionalità polmonare espone anche al rischio di soffrire d'asma o enfisema, e rende in generale più vulnerabili alle malattie da raffreddamento e alle infezioni respiratorie. .