L'Onu chiede parità di genere gli assistenti vocali

Siri e Alexa ci hanno abituati ad ascoltare la voce femminile che risponde ai nostri comandi.

L'Onu chiede parità di genere gli assistenti vocali



Ecco perché l'Onu, insieme al governo tedesco e la Equals Skills Coalition, ha appena pubblicato uno studio intitolato "Se potessi, arrossirei", un riferimento alla risposta standard di Siri quando riceve un insulto. Questo è considerato "il frutto di un lampante squilibrio di genere nel settore tecnologico".

E' solo l'ultimo richiamo alla differenza di genere che l'intelligenza artificiale ha ereditato da noi, al punto da sviluppare troppo spesso personalità sottomesse che assumono le voci femminili di Siri, Alexa e Google Assistant e che incarnano tutti gli stereotipi femminili. Ora però l'Unesco ricorda a chi le ha create che i presupposti del #meetoo, il movimento contro le molestie e i soprusi alle donne, devono valere anche per le voci.

"Macchine passivamente obbedienti con voci di donne entrano nelle nostre case, nelle nostre auto e nei nostri uffici. La loro sottomissione influenza come la gente reagisce alle voci femminili e come le donne rispondono a richieste e si esprimono", sottolinea Saniye Gülser Corat, direttore della parità di genere all'Unesco.

Così fra le due opzioni uomo-donna, e nel tentativo di eradicare la discriminazione, fa capolino la voce artificiale neutra: si chiama "Q" e non ha timbro maschile né femminile. Per crearla il network creativo anglo-americano Virtue Worldwide, in collaborazione con la ricercatrice danese Anna Jorgensen, ha fuso le voci di 22 transgender come base, manipolando poi il risultato elettronicamente per comprimerne la tonalità in una banda di frequenze che oscilla attorno ai "neutrali" 153Hz. Una voce senza identità di genere..