Minaccia di parto pretermine: di che si tratta?

Si definisce Minaccia di Parto Pretermine (MPP) l’appianamento e la dilatazione della cervice uterina tra la 20a e la 37a settimana di gestazione.

Minaccia di parto pretermine: di che si tratta?

I sintomi sono: contrazioni uterine ritmiche con o senza dolore, malessere generale, crampi intestinali, diarrea.

Il parto pretermine rappresenta la maggior causa di mortalità e morbilità neonatale; nel 70-80% dei casi l’insorgenza è spontanea.

Il 50% dei parti pretermine è associato a fattori di rischio quali: precedente parto pretermine, ipertensione, patologie renali, diabete mellito, anomalie anatomiche materne e fetali
Perdite ematiche in gravidanza, infezioni del tratto urinario e dell’apparato genitale, gravidanza multipla, polidramnios e disturbi della placentazione, abuso di sostanze stupefacenti e fumo.

Il restante 50% delle donne non ha apparenti fattori di rischio associati. Nel caso in cui si sospettino i sintomi di una minaccia di parto pretermine è bene rivolgersi ad un centro ospedaliero per la valutazione del quadro clinico e la messa in opera di misure assistenziali volte a ridurre il rischio di parto pretermine.

Fino a qualche anno fa l’incidenza di mortalità neonatale a seguito di nascita pretermine era molto alta, ma oggi, grazie alla pratica di terapie intensive neonatali, il rischio si è abbassato notevolmente tanto che il 50% dei bambini nati prima della 24a settimana sopravvive raggiungendo elevate aspettative di sopravvivenza sin dalla 27a/28a settimana. I dati dimostrano che i neonati di peso superiore ai 700g sopravvivono nell’80% dei casi.

Questi dati rivelano la capacità di sopravvivenza neonatale, ma è comunque indispensabile informare che una nascita prematura può comportare danni irreversibili ad organi ed apparati, deficit mentali e fisici permanenti o malattie croniche a carico dei polmoni..