Narcisismo nei bambini: riconoscerlo e intervenire

«In medicina non è prevista una patologia relativa al narcisismo nell'età evolutiva.

Narcisismo nei bambini: riconoscerlo e intervenire

Solo quando si cresce, a partire dai 14-18 anni, si può parlare di disturbo di personalità narcisistico. E questo perché si prevede che la personalità stabile di un individuo si formi nell'adolescenza avanzata» spiega la psicoanalista e neuropsichiatra Luisa Salvini del Centro Psicoanalitico di Pavia.

«Quando i bambini sono molto piccoli, dagli 0 ai 3 anni, il narcisismo è fondamentale e necessario per il loro sviluppo – continua la dottoressa –. Questo perché la formazione della personalità umana si basa su una relazione iniziale precoce con il care giver (papà, mamma, o chiunque si prenda cura del piccolo), che deve essere capace di rispondere ai bisogni del bambino e dar loro un significato».

Ciò significa che il piccolo ha bisogno di essere visto e riconosciuto come la cosa più importante al mondo per la persona che lo accudisce, come del resto lo stesso bambino considera il suo care giver. Spesso, infatti, ci si dimentica che il bimbo è totalmente dipendente da chi lo cura: «E se noi, pur con dolore, possiamo vivere senza di lui, lui non può sopravvivere senza le nostre cure».

Perciò è da questa prima fondamentale relazione, in cui il bimbo viene riconosciuto dall'adulto, che si costruisce quel primo mattoncino alla base della sua autostima.

«Se questo processo non avviene, le conseguenze sono drammatiche. I bambini degli orfanotrofi degli anni Sessanta, ad esempio, che non venivano mai toccati o presi in braccio, avevano dei gravi ritardi nello sviluppo sia psicologico, sia motorio».

Se manca il riconoscimento, dunque, la crescita si blocca fino anche alla morte. «Studi fatti negli anni '30 hanno mostrato come i bambini che venivano lasciati negli istituti per l'infanzia degli Stati Uniti, nonostante fossero nutriti e vivessero in un ambiente igienicamente sano, si lasciassero morire di “marasma”, e cioè di un grave deperimento organico con dimagrimento e astenia nervosa e muscolare».

Da uno a tre anni e in seguito, i genitori devono aiutare i bambini nel loro percorso di crescita, che li porterà sempre più a contatto e a confronto con la realtà. «È il momento in cui iniziano a parlare e a camminare, ma soprattutto in cui cominciano a vedere i propri limiti: non sono più infallibili e onnipotenti, ma cominciano a definirsi e a riconoscersi per quello che sono davvero. Allo stesso tempo, devono anche accettare che il care giver non sia perfetto: può essere frustrante, non rispondere ai bisogni immediati, sgridare, mettere limiti e regole» spiega la terapeuta.

Con il tempo, il piccolo sarà sempre più capace di accettare i suoi limiti e anche quelli degli altri, «Questo perché lentamente si stabilizzerà dentro di lui la comprensione di essere un individuo autonomo con pregi e difetti: trarrà piacere dalle sue reali capacità e non solo dalla risposta ai suoi bisogni. Questa consapevolezza lo porterà a sviluppare un dialogo interno che lo aiuterà ad accettare meglio le frustrazioni».

Può però accadere che questo processo non vada a buon fine. «Spesso succede perché o i genitori non danno le sufficienti attenzioni ai bambini o, al contrario, gliene danno troppe. Anche loro, infatti, devono lasciare liberi i bambini di crescere evitando di chiedergli troppe attenzioni ovvero di corrispondere al bambino di cui loro avrebbero bisogno: il piccolo non è perfetto, come del resto chi lo cura, ma entrambi hanno bisogno di essere amati per come sono. Come diceva Winnicott, la mamma (e quindi chiunque accudisca il bambino) deve essere “sufficientemente buona”. Anche se trovare una via di mezzo è spesso molto difficile».

Ma se non si trova un equilibrio sufficientemente buono, è possibile che si entri nella sfera del narcisismo patologico: «La persona è incapace di qualsiasi forma di autocritica o di valutazione su di sé: ha sempre necessità di continue conferme da parte degli altri, senza alcun interesse per i loro bisogni. Sono le persone “seduttive”, molto abili nell'attrarre e manipolare gli altri, ma solo per potersi rispecchiare in loro e ottenere un'immagine di sé che li soddisfi. Manca loro quel “mattoncino” iniziale, quello che permette di essere se stessi, capaci di realizzare le proprie potenzialità e amare»..