Per educare non servono sculacciate e urla

Secondo l'American Academy of Pediatrics le sculacciate non aiutano i piccoli a capire i comportamenti adeguati da seguire.

Per educare non servono sculacciate e urla



Il concetto di sfida appare direttamente collegato alle sculacciate e alle urla, perché di frequente accade che la proibizione si vesta di fascino e spinga i bambini ad infrangere le regole. Prima di nascosto, poi per provocazione, il passo verso la sfida è breve. Ecco perché la prima regola utile per interrompere il meccanismo è cambiare la comunicazione.

Urlando il genitore mostra tutta la sua fragilità emotiva. Chi strilla di più ha ragione, ecco l'idea che viene trasmessa. Il rischio è che un comportamento isolato diventi un'abitudine costante e venga seguita dai bambini stessi, che tenderanno a imporre il loro punto di vista urlando.

L'80% della comunicazione secondo gli psicologi è non verbale e i bambini, più degli adulti, hanno antenne molto sensibili: quando vengono sgridati da un adulto poco sicuro di sé, se ne accorgono immediatamente. Meglio usare uno sguardo diretto insieme a un tono di voce basso, profondo. E parlare lentamente: quando la nostra sicurezza abita nel profondo di noi stessi, un semplice sguardo riesce a veicolare autorità e incutere rispetto arrivando all'altro carico di senso.

In casa devono vigere regole chiare e precise: per un bambino sarà più facile capire e seguire qualcosa sempre uguale, anziché tentare di distinguere ciò che ieri si poteva fare e oggi non vale più. Anche per questo motivo è strategico usare un linguaggio impersonale e oggettivo per spiegare ai bambini una regola, anziché comandare con un imperativo.
"Stai seduto!" è un comando che andrebbe sostituito con "A tavola si mangia seduti", una regola educativa. "Di chi è la colpa?" andrebbe sostituito con "Che cos'è successo?".

Per gli adulti imparare a non urlare e fermarsi a volte è quasi impossibile. Si tratta di un lungo lavoro su se stessi, per questo trovare degli spazi in cui esprimere e sfogare emozioni forti, come il senso di frustrazione e rabbia che talvolta travolgono, può aiutare gli adulti a gestire meglio i momenti in cui la tensione cresce.

Come diceva Maria Montessori già all'inizio del Novecento, aiutare a sviluppare l'indipendenza dei piccoli costituisce un processo di crescita in grado di cambiare radicalmente il rapporto con se stessi e l'autorità. Tagliare il cibo nel piatto dei bambini, vestirli anziché guardare mentre si vestono, allacciare loro le scarpe fa guadagnare tempo, ma per i piccoli è la perdita di un momento in cui mettersi alla prova, imparare a fare, diventare più esperti e sicuri. .