Perché mio figlio non ha voglia di studiare?

È sbagliato pensare che i figli siano svogliati se vanno male a scuola, piuttosto bisogna individuare quali siano le difficoltà che causano questo disamore.

Perché mio figlio non ha voglia di studiare?

Solo così li si potrà davvero aiutare ad affrontare meglio lo studio.

«La prima domanda che mamme e papà devono farsi è proprio questa: come mai mio figlio non va bene a scuola, qual è la vera causa di questa situazione?» spiega la psicologa dell'infanzia Serena Costa.

Non è che se un bimbo va male a scuola vuol dire che sia svogliato. «È più probabile che faccia fatica. E allora bisogna capire perché» incalza la terapeuta. Ma le cause possono essere molte:
non è appagato dallo studio perché non gli riesce bene; ha una bassa autostima e pensa di non essere capace; non ha un buon metodo di studio; si annoia; ha delle problematiche emotive; soffre di disturbi dell'apprendimento.

«È possibile che al bambino non piaccia studiare, ma che sia bravissimo in qualche altra cosa. Abbassare le attese nei suoi confronti potrebbe addirittura portarlo a risultati migliori».

«Per intervenire nel giusto modo è importante aprire un canale di comunicazione con il proprio figlio – continua la psicologa – e chiedergli quali siano le sue difficoltà nell'affrontare lo studio. Da lì si potrà capire se la causa è legata a un disturbo dell'apprendimento o a una problematica emotiva. Nel primo caso è bene rivolgersi a degli specialisti che possano aiutare il bambino, nel secondo incoraggiarlo, rassicurandolo sulle sue capacità».

Quello che è importante è sempre trovare il giusto equilibrio: «È inutile e anche dannoso che i genitori si mettano a fare i compiti al posto dei loro figli; devono invece trovare il modo di aiutarli, ricordandogli che devono studiare, ma capendo insieme qual è il momento giusto per farlo, organizzando lo spazio e trovando le giuste strategie di studio, senza però imporle».

Oltre a non essere troppo impositivi e a sostituirsi al proprio figlio, i genitori devono anche evitare di disinteressarsi totalmente della questione. «Devono stargli vicino, sostenerlo, trovando insieme il modo giusto per rendere piacevole il momento dello studio, stimolando la sua autonomia. Meglio chiedere se ha avuto delle difficoltà a scuola, come ha risolto un problema per lui complesso, che cosa si ricorda di quello che ha fatto, piuttosto che entrare nel merito dei compiti che sarà l'insegnante a dover valutare».

Il tutto con l'obiettivo di fare in modo che i bambini trovino la loro organizzazione e il loro metodo, per affrontare al meglio tutte le sfide della scuola (e non solo!)..