Ventura non si dimette: gli restano ancora 8 mesi di stipendio

Non ha ammesso l’errore, non ha chiesto scusa “se non per il risultato” e non si è nemmeno dimesso.

Ventura non si dimette: gli restano ancora 8 mesi di stipendio



Il giorno dopo Italia-Svezia e il più clamoroso fallimento nella storia del nostro calcio, Gian Piero Ventura è ancora al suo posto, sulla panchina azzurra di una nazionale senza Mondiali e senza partite ufficiali fino al settembre 2018.

Il rinnovo fino al 2020 non scatterà, per fortuna, perché c'è stata l'eliminazione, ma restano comunque otto mesi di contratto e, ovviamente, di stipendio da 1,3 milioni di euro a stagione, che la Federazione dovrà riconoscergli.

Tre anni fa, ai Mondiali in Brasile, andò così: Cesare Prandelli, dopo la disastrosa eliminazione al girone per mano di Costa Rica e Uruguay, si presentò davanti alle telecamere a pochi minuti dal fischio finale, ammise le sue responsabilità e si dimise.

Ventura invece no, ha solo risposto: “Non ho ancora parlato con il presidente, ci sono delle valutazioni da fare, accetterò le decisioni prese”. Come a dire: io non me ne vado, se volete dovete cacciarmi voi.

La Federazione, invece, non può permettersi di lasciare Ventura sulla panchina azzurra un giorno di più: anche se non ci sono partite ufficiali (solo un paio di amichevoli di lusso a marzo contro Argentina e Inghilterra, senza più alcun significato), è una questione di immagine. Trovare il sostituto sarà processo lungo e delicato, ma Ventura deve andar via subito. Se non si dimette lui (e non l’ha fatto) bisognerà cacciarlo. E pagarlo. Otto mesi di contratto a 1,3 milioni a stagione fanno quasi 850mila euro. .