Via libera alla prima terapia anti-cancro con cellule T

Via libera negli Stati Uniti alla prima terapia che trasforma i linfociti T, cellule fondamentali della risposta immunitaria del paziente, in killer del cancro.

Via libera alla prima terapia anti-cancro con cellule T



Messa a punto da Novartis e denominata Kymriah, si tratta di una sola somministrazione endovenosa in grado di curare la leucemia linfatica acuta, molto diffusa tra i bambini. Il prezzo è di 475.000 dollari. Gli attuali trattamenti portano a una remissione nell’85% dei casi nei bambini, secondo l’American Cancer Society. Kymriah verrebbe utilizzato per i pazienti che non rispondono positivamente alle cure standard.

Questa nuova procedura è stata sperimentata su una bambina che stava per morire e che ora è senza tumore da cinque anni. «Cinque anni fa abbiamo iniziato a collaborare con la University of Pennsylvania e abbiamo investito in quello che riteniamo sarà un cambio di paradigma nella terapia immuno-cellulare per i pazienti in disperato bisogno. Con l’approvazione di Kymriah, stiamo ancora una volta confermando il nostro impegno per cambiare il corso della cura del cancro», ha dichiarato in una nota l’amministratore delegato di Novartis, Joseph Jimenez.

La Food and Drug Administration (Fda) ha dato l’ok al farmaco di Novartis dopo uno studio su 63 pazienti per i quali il tumore è andato in remissione nell’83% dei casi. Non è ancora chiaro, tuttavia, quanto i benefici del trattamento possano durare. In alcuni pazienti il tumore è ricomparso pochi mesi dopo.

Ogni dose è “tagliata su misura” per ogni paziente, il che richiede una complessa procedura.

«I due aspetti rilevanti del trattamento sono l’innovatività e la complessità - commenta Pierfranco Conte, Professore di Oncologia medica all’Università di Padova e direttore dell’Istituto Oncologico Veneto -. «È sicuramente la prima volta che viene dimostrata nell’uomo la possibilità di una immunoterapia cosiddetta adottiva specifica. In precedenza c’erano stati diversi studi sugli animali. Va sottolineato però che si tratta di un intervento che per il momento riguarda solo le poche centinaia di persone ogni anno che non rispondono a chemioterapia e eventualmente a trapianto di midollo, che sono efficaci nella maggior parte dei casi per questa patologia».

È possibile che siamo di fronte alla strategia futura per tutti i tumori? «È un primo passo importante - precisa Conte -, perché teoricamente qualunque tumore che esprima un antigene specifico e per il quale sia possibile clonare il relativo gene capace di riconoscerlo potrebbe essere candidato a questo approccio. Però è più ragionevole che la strategia sia applicabile ai tumori del sangue, perché la maggioranza dei tumori solidi presenta molti e diversi antigeni ed è raro che si possa individuare un antigene presente in tutte le cellule del tumore, e quindi adatto all’applicazione di questa terapia. Lo stesso Rosemberg, lo scienziato americano precursore di questa linea di ricerca, ha di recente espresso il suo pessimismo sulla possibile applicazione delle cellule CAR per i tumori solidi nel prossimo futuro»..